Perché il Cav. al governo e W all'opposizione hanno lo stesso problema

Nonostante lo stato di grazia e di buona salute, il governo Berlusconi comincia a dare qualche colpo di tosse quando si tratta di decidere. Eppure si tratta di fare cose che tutti ritengono necessario fare, e che erano in agenda anche nel tempo del governo di centrosinistra, mica una rivoluzione liberale.
11 GIU 08
Ultimo aggiornamento: 01:47 | 15 AGO 20
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Nonostante lo stato di grazia e di buona salute, il governo Berlusconi comincia a dare qualche colpo di tosse quando si tratta di decidere. Eppure si tratta di fare cose che tutti ritengono necessario fare, e che erano in agenda anche nel tempo del governo di centrosinistra, mica una rivoluzione liberale. Sulle intercettazioni si va su e giù, si rischia l’incidente, si fanno spericolate marce indietro. E alla fine tutto verrà consegnato a un Parlamento, via disegno di legge, che su queste faccende spesso è paludoso, con tempi lunghi, slabbrati, e un’idea di relativa debolezza si diffonde intorno a un presidente del Consiglio che aveva annunciato molto, osato molto e con grande enfasi. Lo stesso può dirsi del decreto e del disegno di legge sulla sicurezza: testi in via di contrattazione e ricontrattazione permanente, con molti equivoci sul concetto di clandestinità o di ingresso illegale, molti arzigogoli ideologici di vario ordine e il chiaro distendersi di una campagna priva di sostanza, ma con una certa immagine, sulla nuova Italia rozza, xenofoba, razzista. A Napoli l’assalto alle ruspe e alle discariche antirifiuti va dai popoli ecologisti ai magistrati, Csm compreso, che infilzano le burocrazie dello stato, arrestano i funzionari del commissariato ai rifiuti e si ribellano alla legge. Berlusconi lavora di buona lena, incontra i pm e il cardinale, visita regolarmente la città, fa la voce grossa e ora propone il volontariato nazionale per la raccolta differenziata, fissa una data ravvicinata per l’uscita dall’emergenza per il prossimo mese di luglio. Viene da dire: speriamo.
Veltroni, leale oppositore dell’esecutivo in uno schema nuovo, che non prevede la mimica della guerra civile, ha lo stesso tipo di problema e ha un po’ di tosse anche lui. Gli sfugge la decisione. Si sente sotto ricatto, i suoi hanno addirittura paura di una Fondazione dalemiana, nel Partito democratico diventa identitaria e divisiva la discussione sulla collocazione europea. La manovra d’apparato, da partito pesante, incline alla promozione della battaglia dei capi, toglie spazio alla ricerca di una linea, di una visione, di un pubblico e di una rappresentanza sociale nuova, competitiva con quella conquistata e strutturata dalla destra plebiscitaria nella formula del Popolo della libertà più la Lega.
I due leader, del governo e dell’opposizione, soffrono dello stesso male e stanno in una zona grigia. Berlusconi ci sta in una fase di buona forma, da vincitore, e Veltroni ovviamente mogio, da sconfitto. I due hanno collaborato a costruire di fatto un sistema favorevole alla decisione, ma le regole della Repubblica parlamentare, vincolate ai mille poteri più o meno neutri che la condizionano, e alla specifica debolezza dell’esecutivo e delle leadership personali, fanno sentire i loro effetti. E cambiarle, quelle regole?